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  • gabrielefragasso

L'insufficienza cardiaca con frazione di eiezione normale è un concetto da rivalutare

Aggiornamento: 10 ott 2023

Da tempo la letteratura cardiologica e non ci inonda di notizie riguardanti l'insufficienza cardiaca con frazione di eiezione preservata (Heart Failure with preserved Ejection Fraction - HFpEF), spiegandoci che la prognosi di questa sindrome è equivalente a quella della insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta (Heart Failure with reduced Ejection Fraction - HFrEF) e quyindi merita mota attenzione. Tutto ciò allo scopo di individuare la terapia ideale per questa sindrome che, facendo un rapido conto, potrebbe affliggere circa un miliardo di persone nel mondo. In verità questa sindrome è caratterizzata dalla presenza concomitante di una o più condizioni cliniche che, in determinate condizioni, possono determinare una insufficienza cardiaca acuta: tra queste ricordiamo il diabete, l'insufficienza renale, l'ipertensione arteriosa, la conseguente ipertrofia ventricolare sinistra, l'ingrandimento atriale e la conseguente fibrillazione atriale, la cardiopatia ischemica, le broncopneumopatie, l'anemia, le tireopatie e via discorrendo. Come si può pensare di poter trovare un antidoto a tutte queste patologie, che possono presentarsi da sole o in varie associazioni? Certo, il sogno di tutti sarebbe quello di una taglia di vestito che vada bene per tutti, Ma in realtà questo approccio non funziona. Specialmente in questo nuovo e benvenuto atteggiamento clinico che predica una tanto auspicata "Medicina di precisione". In un articolo recente ho descritto il processo logico di queste conclusioni.

Chi fosse interessato può leggere il seguente articolo:

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